Sabato, a Parma, abbiamo visitato la mostra del Correggio: sono rientrata in quel luogo di stupore che sono le stanze della Badessa Giovanna.
Ho ritrovato la camera dedicata a Diana, dea vergine e casta, la cacciatrice. Il soffitto è a ombrello e riproduce un gazebo di bambù carico di vegetazione. 16 medaglioni, immersi nella verzura, raffigurano putti intenti nella caccia e nel gioco. I puttini sono di rara bellezza, ma a me sono molto cari perché quando il mattino mi sveglio li trovo lì davanti ai miei occhi.
A castello, infatti, una camera ripropone lo schema decorativo del noto capolavoro del Correggio. Il gazebo è interpretato ma alcuni medaglioni con putti ripropongono lo stesso soggetto. A Morsasco sono 8 anziché 16, come a Parma, e mancano le decorazioni delle lunette. Al centro della volta è lo stemma del committente: là quello della badessa, qui quello dei Principi Pallavicino, ultimi proprietari prima di Aldo.
A voi il confronto…
Non male! Vero?
Scritto da Tefnet Admin alle 00:02
in Castelli,
in castello di morsasco
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Artemide, la Diana dei Romani, è la dea della natura selvaggia, vergine.
Lo sgomento che dovevano provare gli uomini antichi di fronte alla visione, all’esperienza di una natura indomita, rigogliosa, vitale al di là del loro controllo, deve aver fatto scoprire nella natura una dea. Per lei, dea vergine e cacciatrice, sono stati innalzati altari nei boschi.
La natura sublime dei boschi, dei notturni lunari, dei campi di neve, delle lucenti vette, delle fresche fonti ha ispirato l’uomo a questa dea di bellezza, bellezza selvaggia e inavvicinabile.
Dea indomabile, dall’arco feroce, selvaggia da far rabbrividire, crudele da far inorridire.
E’ la natura sublime e potente, non è la grande madre, la Cerere dalle lunghe messi cantata da Omero, neppure Afrodite la Venere che unisce, che fa amare cosa è disunito.
Dea delle fiere, signora del orsi (come la radice ART ci ricorda), è la vergine della purezza, delle acque, come puro è il sentimento materno verso i figli.
Nevica. Il bosco è silente. Il rumore dei miei passi è ovattato dai fiocchi lenti. Lontano un capriolo attraversa il campo. Si ferma e mi guarda è un attimo e poi fugge.
Rimango lì, nel bianco.
Un alito di vento, di neve, sfiora la mia guancia.
Era Lei? Forse
Scritto da Tefnet Admin alle 23:10
in Daath
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Dimentico, acquetato,
il volto reclinai sopra l’Amore,
tutto cessò e restai,
lasciando il mio timore,
in mezzo ai gigli obliato.
(da “Notte oscura” di San Juan de la Cruz trad. Cristina Campo)
Scritto da Tefnet Admin alle 14:40
in ah ah dei miei pensieri
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