La vigna
Oggi sono salita fino alla vigna della Ciura: erano, forse, quindici o vent’anni che non ci tornavo. Luogo tanto amato in gioventù. Lì, mio padre mi ha insegnato a riconoscere l’arco alpino: Rocca La Meja (la più amata), il Monviso, il Roccia Melone con sotto il Musiné, il Gran Paradiso, il complesso del Rosa, ecc. E, anche oggi, che era una giornata radiosa li ho ritrovati tutti là. Io e la Betty, in mezzo alla neve, ancora, alta, a guardarli per cercare di ricordare tutte le punte. Poi la casa, casa di campagna di uno dei marchesi di Sommariva: quando ero piccola e andavo lì, la nostra vigna confina con la loro proprietà, guardavo questa casa, che era bellissima e pensavo ‘Si che Gastone, è furrrrbo! lui, il più anziano fra tutti i fratelli, ha lasciato il castello agli altri e se ne sta beato qui!!!’. Lo vedevo passare, talvolta con i suoi baffi e il nome, Gastone, per me allora così aristocratico, talvolta anche con il fucile e i cani da caccia. Avevo una vera e propria ammirazione per quell’uomo che aveva preferito a un castello una casa con vigna sul cuccuzzolo di una collina in mezzo ai boschi. Solitaria e soleggiata circondata da rose e viti, mi sembrava tutto ciò che si può desiderare.
Oggi ho ripensato all’amore per la campagna, solitaria e anche un po’ selvaggia e di come i castelli siano stati per me un destino non desiderato. Avrei voluto mucche da portare sui pascoli, asini e pecore da guardare.
Scritto da Tefnet Admin alle 20:41 in il giardino dei labirinti | Commenti (6) | Scrivi | Tell-a-Friend|